AccentiRosa



AccentiRosa al Webbit 2003

Inserito da Daniela DellAquila il Mar, 13/12/2005 - 10:49

Prima uscita pubblica per la nostra Associazione: il Webbit di Padova edizione 2003 (9-11 maggio).

Al seminario "La comunicazione è femmina? AccentiRosa risponde dieci volte sì" e allo stand 62 le dieci fondatrici hanno esposto il progetto dell'Associazione.

Speciale Webbit 2003

AccentiRosa al Webbit 2003


Webbit 03. L'aria che tira

di Daniela Dell'Aquila
(pubblicato il 20 maggio 2003 su Immaginaria)

Anche quest'anno, a Padova, si è svolta la manifestazione più importante dedicata al mondo Internet. L'evento, giunto alla sua terza edizione, ha visto una numerosa partecipazione e sarà replicato a Napoli, il 29 e 30 maggio prossimi.
Numerosi i seminari e i workshop, organizzati da aziende, liberi professionisti, associazioni, gruppi di studio, camere di commercio, enti, in cui si sono affrontati tutti i temi principali, dall'e-learning all'accessibilità, dalla sicurezza al marketing, ecc.

Un appuntamento da non mancare

Per chi si occupa di Web, l'appuntamento padovano è diventato ormai imprescindibile, non solo per l'enorme quantità di informazioni e l'opportunità di scambi di idee e di incontri, non solo per seguire i tanti workshop e seminari, ma soprattutto per respirare "l'aria che tira", scorrendo il tabellone dei seminari, curiosando in quelli più affollati, passeggiando per i corridoi della fiera, dove si tengono gare (contest) di tutti i tipi, curiosando nell'arena, dove non è raro vedere gruppi di 4-5 giocatori, dotati di cuffie e concentratissimi, sfidarsi all'ultimo videogioco, o più in là qualcuno crollare esausto sulla tastiera e riuscire a dormire nel frastuono generale, mentre qualche metro più in là, uno smanettone più previdente ha steso un bel sacco a pelo accanto alla postazione.
E non mancano, anche quest'anno, i pezzi da museo: hardware d'altri tempi, proveniente dal museo del computer, che ha sede proprio a Padova, ma anche hardware modernissimo che sfoggia un case intarsiato o magari illuminato da neon colorati, o ancora ricoperto di disegni vivaci: insomma, ce n'è per tutti gusti!

Opensource e accessibilità

Ma, andando oltre queste notazioni di colore, l'aria che tira riguarda soprattutto le tendenze: c'è una sempre maggiore attenzione nei confronti di Linux e dei programmi opensource, all'insegna dello slogan "condividere la conoscenza" (che campeggiava sulle bandiere della pace riprodotte su una rivista), soprattutto grazie al crescente sviluppo che stanno conoscendo le applicazioni opensource (da PHPnuke a Zope, per fare solo alcuni nomi).

Anche il tema dell'accessibilità è sempre più discusso: quest'anno, fra l'altro, è l'Anno Europeo dei Disabili, e per le aziende avere un sito accessibile comincia a essere anche una questione d'immagine. Triste pensare che si spendano quattrini non per reale interesse nei confronti di cittadini/clienti meno fortunati, ma per essere ben visti da tutti gli altri, però sempre meglio che niente!
Se per un'azienda privata il sito accessibile può essere un optional (sempre che non si tratti di aziende che offrono servizi di pubblica utilità, quali per esempio informazioni su treni o spesa on line, per fare solo due esempi), per un sito di una Pubblica Amministrazione è un dovere morale, oltre che un obbligo.
In Italia in questo momento sono allo studio due diverse proposte di legge, allo scopo di definire le regole e i vari livelli di accessibilità (requisiti minimi, standard, ecc.) sulla falsariga della Section 508 di una legge dell'ordinamento statunitense.

Studiare e comunicare on line

Crescente è l'interesse nei confronti dell'e-learning, tema su cui ci sono stati molti seminari tutti affollatissimi, molti dei quali tenuti da Francesca e Filippo di Comunicareinrete.
Altro tema d'attualità è stato il fenomeno blog: alla presentazione del volume Storie vere di gente in rete. Posted by la Pizia, edito da Hops libri, la sala era gremita e all'iniziale imbarazzo è seguita una lunga e articolata discussione fra l'autrice del libro e i suoi compagni di blog, da un lato, e il pubblico (composto in gran parte di blogger, c'è da dire), dall'altro.
L'impressione personale che ne ho ricavato è che il blog entusiasma il neofita della Rete. Primo, perché è comunicazione facile, immediata, senza bisogno di conoscenze tecniche, né di alcun tipo di investimento (lo spazio web e il software sono gratuiti); secondo, perché tutto quanto si è detto sulla comunicazione e sulle relazioni interpersonali, sulla bellezza della comunicazione telematica, è magari vero e condivisibile, ma va esteso a tutte le forme di comunicazione telematica, anche quelle che c'erano prima della nascita dei blog, e anche prima della nascita del Web (ma il neofita che ne sa del Videotel e delle BBS?)!
Certo, il blog ha le sue peculiarità: è una comunicazione autocentrica, con eventuali appendici e irradiazioni (i commenti dei lettori e i link), e anche autoreferenziale: i blogger creano linguaggi e codici comprensibili solo alla ristretta cerchia dei lettori abituali. Ma chi sono i lettori dei blog? Sono anche loro blogger. Se 5-6 anni andava di moda creare la propria Homepage (magari sul defunto Geocities, o sul nostrano Pegacity), oggi va di moda il blog, che altro non è che l'evoluzione "logorroica" della Homepage! Niente più cornici a fiorellini, pulsanti lampeggianti, barre separatrici fatte di sassolini, sfondi marmorizzati: troppo kitsch (vero). Da quando si è scoperto che il vero valore sono i contenuti (cfr. il mio articolo sul Webbit dello scorso anno pubblicato su dol's), il proprio angoletto in rete è fatto di pensieri e parole, e non più di immagini dei propri bimbi, gatti, cani, o automobili; e non è più uno spazio fisso, più o meno sempre uguale a se stesso, ma un flusso (di parole) in continuo movimento.
"Il blog dà l'idea dello scorrere del tempo", si è detto; e così il web accelera ancora di più i ritmi delle nostre vite, quanto si è detto, scritto o pensato ieri è già vecchio, ammuffito. Per fortuna non tutto ha una data di scadenza così limitata!
Certo, poi ci sono i blog dei giornalisti, ma quella è un'altra storia.

 L'egoismo del webdesigner

Questo il titolo provocatorio di un seminario tenuto dall' Associazione Italiana di Web Design, una neonata associazione che si prefigge lo scopo di riunire professionisti del settore. Ancora una volta, a chiare lettere, si è detto che il termine <web design> indica l'intera progettazione del sito (e design non significa, infatti, "disegno" ma progetto), quindi non come si intende qui in Italia la figura del grafico, magari factotum, quanto quella del capoprogetto: una persona con competenze varie (tecniche, grafiche, di marketing...), che sarà l'interfaccia tra il cliente e il team di realizzazione; una figura professionale che dovrà innanzitutto saper ascoltare e individuare le esigenze del cliente e tradurle in un sito che risponda a queste, e non ai propri (del web designer) gusti o interessi personali, che presenti i pro e i contro di ogni soluzione (moduli già pronti o programmi creati ah hoc? Standardizzazione o personalizzazione? Sito accessibile o no?), che coordini grafici e programmatori, li indirizzi, non alla ricerca del "bello", ma per realizzare un sito efficace (cioè che risponda alle esigenze di quel particolare cliente, non efficace in senso generale), che abbia l'umiltà di sottoporre il sito a test di usabilità sin dalla prima bozza, e che sappia consigliare il cliente con professionalità e competenza (e non con motivazioni quali quelle che ho sentito 2 anni fa, alla prima edizione del webbit, proprio dai webdesigner allora sulla cresta dell'onda: "il rosso pesa più del bianco, se usiamo il rosso la pagina si carica più lentamente"!).

E adesso che abbiamo capito che il webdesigner non è il grafico, chi glielo dice alle aziende e alle società di selezione del personale?

Associazioni

A proposito di nuove associazioni professionali, a Padova è stata presentata la neonata AccentiRosa | donne in comunicazione (Associazione Consulenti Comunicazione, Eventi, Nuove Tecnologie Integrate, Ricerche, Organizzazione e Strategia Aziendale), con un seminario dal titolo La comunicazione è femmina? AccentiRosa risponde dieci volte sì, durante il quale le dieci socie fondatrici hanno esposto il progetto dell'Associazione e hanno dato la proprio risposta alla domanda posta. Sì, lo confesso, sono una di quelle 10 e per la prima volta, quest'anno, ero al webbit in doppia funzione: ascoltatrice e osservatrice, ma anche relatrice; un po' in giro, un po' dietro al tavolino per far conoscere l'Associazione e dare informazioni alle tante persone che si fermavano. Forse è arrivato il momento, per chi si occupa di web e comunicazione, di preoccuparsi anche della propria identità professionale.