Milano, 25 ottobre 2006 – Il valore riconosciuto alle donne nel mercato del lavoro e le azioni e gli interventi per favorire la conciliazione tra vita lavorativa e famigliare.
Su questi temi si sono confrontati oggi aziende, istituzioni, ed enti durante il convegno “Il valore delle donne nel mercato del lavoro” organizzato da ACTL, Unioncasa, Accentirosa e Gender con il patrocinio della Camera di Commercio di Milano, che si è svolto a Milano, presso Palazzo Turati.
Il Convegno è stato realizzato nell’ambito del progetto Donne in Rete: opportunità ed interventi rivolti alle donne inerenti la formazione, il lavoro e i servizi alla donna offerti sul territorio di Milano e Provincia (Id. 291721).
Uomini e donne nel mercato del lavoro: c’è ancora disparità?
Diverse indagini sottolineano le notevoli difficoltà che le donne giovani o adulte con famiglia incontrano nella crescita professionale e nel conciliare sfera lavorativa e vita familiare. Il tasso di occupazione femminile in Italia, è del 45,2% (Ocse 2006), in particolare in Lombardia è pari al 55,1%, a Milano e Provincia è pari al 58,2% (OML Provincia di Milano su dati Istat 2005). Secondo un’indagine Isfol PLUS del 2005 tra uomini e donne permane una differenza retributiva, in media del 22% e la maternità è ancora la causa principale dell'abbandono del lavoro da parte delle donne. Il 13,5% delle lavoratrici, infatti, esce dal mercato del lavoro, momentaneamente o definitivamente, dopo la nascita di un figlio, proprio per occuparsene direttamente. (ISFOL)
Conciliazione vita professionale e famigliare: un problema ancora solo femminile
La conciliazione tra impegni famigliari e professionali è ancora vissuta come un problema che riguarda esclusivamente le donne. Uomini e donne rimangono fortemente ancorati ai ruoli tradizionali. La cura della famiglia è infatti completamente a carico delle donne: nonostante la fruizione di congedi parentali da parte degli uomini sia in ascesa (nel 2004 il 24% degli uomini contro il 76% delle donne), come pure la richiesta di part time maschile, il tempo libero delle donne (2h34' e, se occupate, 2h11'), a parità di condizione familiare ed età, è sempre inferiore a quello di cui dispongono gli uomini (3h15') (ISFOL). Solo l'11% dei padri si occupa in modo sostanziale dei propri figli in età prescolare e coloro i quali lo fanno appartengono a categorie professionali, quali impiegati e insegnanti, i cui orari e modalità di lavoro favoriscono la tanto auspicata ridefinizione dei compiti paterni (ISFOL). A questo si aggiunge, come è risultato da un’indagine Irer – Gender del marzo 2005, una disinformazione sui servizi di supporto e assistenza per poter armonizzare impegni di lavoro e famiglia che porta ad un trend costante sul numero di lavoratrici che si licenziano dopo la maternità. In particolare, da un’indagine ISFOL (“Maternità, lavoro e discriminazione” – 2005) le principali ragioni della difficoltà a conciliare lavoro e impegni famigliari risultano l’orario lungo (47,5%), orario scomodo 30%, carenze di servizi per l’infanzia (16,1%), distanza dal luogo di lavoro (12,1%),orari scolastici ridotti (7,3%), turni irregolari (5,8%) altro (0.9%).
Le aziende “family friendly”: un obiettivo non solo per le donne
Essere aziende “family friendly” ovvero attente ai bisogni delle risorse attraverso l’implementazione di azioni che supportino le donne e dunque la famiglia nella conciliazione tra impegni professionali e famigliari, rappresenta un modello che offre opportunità non solo alle famiglie ma anche al sistema delle imprese. Alcune case history, riportate nella sezione “Aziende family friendly” del portale www.perledonne.it, dimostrano come l’investimento economico ed organizzativo da parte delle imprese di misure per la conciliazione genera anche significativi vantaggi e benefici: la soddisfazione nel vedere accolti e ascoltati i propri bisogni alimenta la motivazione e l’impegno dei dipendenti a collaborare nel perseguimento degli obiettivi aziendali. Un rilevante senso di appartenenza all’azienda e un clima aziendale sereno riducono il turn over in azienda e i conflitti interni. Inoltre, l’immagine di “azienda socialmente responsabile” rende la struttura maggiormente competitiva nel suo settore. Tuttavia, tali modelli di imprese “family friendly” sono ancora poco diffusi tra le aziende, e a ciò si aggiunge la carenza di informazione sulle agevolazioni a favore delle imprese che attuano interventi di conciliazione tra lavoro e famiglia: agevolazioni economiche previste dalla legge per chi attua politiche di responsabilità sociale (la legge 53/2000, per esempio, prevede 20 milioni di euro all’anno per progetti di flessibilità) con un elevato ritorno in termini di fidelizzazione delle risorse; agevolazioni a favore delle aziende per incentivare l’inserimento delle donne negli organici (legge 125/91); contributi per le aziende che promuovono azioni per favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia.
Il Progetto Donne in Rete
Il progetto Donne in Rete è nato con l’obiettivo di favorire la comunicazione e la collaborazione tra strutture pubbliche e private e aiutare la circolazione di informazioni su opportunità ed interventi che possano supportare le donne ad inserirsi o reinserirsi nel mercato del lavoro e a conciliare vita professionale e familiare. Realizzato in ATS da ACTL - Associazione Cultura e Tempo Libero, Unioncasa, Gender e AccentiRosa e co-finanziato dalla Regione Lombardia, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dal Fondo Sociale Europeo, il progetto ha promosso azioni di sensibilizzazione e attivazioni di scambi tra servizi pubblici e privati in tema di pari opportunità e politiche di conciliazione. “Con il progetto Donne in Rete abbiamo voluto contribuire a diffondere una cultura attenta alle esigenze delle donne con famiglia che lavorano sia attraverso servizi di supporto (on line sul portale www.perledonne.it sono riportati gli indirizzi e la descrizione dei servizi offerti da oltre 2800 strutture) sia dando visibilità e contribuendo a diffondere la “cultura delle aziende family friendly””, ha dichiarato Marina Verderajme, Presidente di ACTL. Nell’ambito del progetto Donne in Rete, della durata complessiva di 12 mesi, è stato realizzato il portale www.perledonne.it attraverso il quale sono stati offerti alle donne servii gratuiti inerenti la formazione e il lavoro e informazioni su soggetti che si occupano di supporto alla persona e alla famiglia. Alle aziende e agli enti il portale ha offerto l’opportunità di presentare le proprie iniziative rivolte alle donne e accedere a servizi gratuiti di consulenza organizzativa e coaching.
Il progetto Donne in Rete: sviluppi e risultati
Favorire la comunicazione e la collaborazione tra strutture pubbliche e private e aiutare la circolazione di informazioni su opportunità ed interventi che possano supportare le donne ad inserirsi o reinserirsi nel mercato del lavoro e a conciliare vita professionale e familiare. Con questo obiettivo, è nato il progetto Donne in Rete: opportunità ed interventi rivolti alle donne inerenti la formazione, il lavoro e i servizi alla donna offerti sul territorio di Milano e Provincia (Id. 291721), realizzato da ACTL, Unioncasa, Gender e AccentiRosa. Il progetto si è sviluppato attraverso la realizzazione del portale perledonne.it, pensato come luogo d’incontro tra donne, aziende ed enti. “Donne in Rete” si è articolato in sei fasi: mappatura e censimento; allestimento del portale; comunicazione e networking formazione operatori; erogazione dei servizi previsti; monitoraggio e valutazione.
Mappatura e censimento: oltre 2800 strutture per supportare le donne
L'azione, a cura di ACTL e Gender, si è sviluppata attraverso la creazione di un repertorio codificato e consultabile sul portale www.perledonne.it dei servizi pubblici e privati inerenti la formazione, il lavoro, l'orientamento i servizi di assistenza alla persona e i servizi di supporto alla famiglia nel territorio di Milano e provincia. On line sono stati resi disponibili gli indirizzi e la descrizione dei servizi offerti da oltre 2800 strutture pubbliche e private presenti sul territorio milanese.
Allestimento del portale: on line servizi gratuiti per donne, aziende ed enti
L'azione, a cura di AccentiRosa (per la parte tecnica e grafica) e di Unioncasa e ACTL (in riferimento alla stesura dei contenuti) si è articolata nella realizzazione del portale www.perledonne.it organizzato in sezioni che forniscono informazioni e servizi a due principali tipologie di utenti: donne e aziende/enti. Il portale è dinamico, ovvero continuamente aggiornabile tramite un sistema di gestione dei contenuti (back office) e contiene sei sezioni, quasi tutte interattive, che prevedono la possibilità per le donne di interagire, di fare ricerche personalizzate, di consultare le offerte di lavoro e i corsi di formazione proposti dalle aziende e dagli enti iscritti al portale, iscriversi agli incontri di orientamento gratuiti erogati nell’ambito del progetto e l’opportunità per le aziende e gli enti di pubblicare offerte di lavoro, corsi di formazione, dare visibilità alle proprie iniziative rivolte alle donne e chiedere informazioni in tema di pari opportunità e politiche di conciliazione.
Perledonne.it ha suscitato interesse e attenzione da parte degli utenti: da metà aprile (periodo della messa on line) ad oggi perledonne.it ha registrato circa 317 mila pagine viste, sono state inserite, da parte delle aziende e degli enti circa 200 inserzioni tra offerte di lavoro, corsi di formazione e di orientamento.
Comunicazione e networking: oltre 50 strutture a sostegno del progetto
L’obiettivo dell’attività, a cura di ACTL, Unioncasa e AccentiRosa, è stato quello di creare un network stabile tra istituzioni e servizi privati attenti ai temi delle pari opportunità e della conciliazione tra vita lavorativa e familiare, facendo perno sul patrimonio di risorse e competenze esistenti nel contesto locale e nazionale. Il network così costituito nell’ambito del progetto “Donne in Rete” (composto da 50 tra enti pubblici e privati) è stato realizzato in primo luogo attraverso la connessione con altre iniziative similari sul territorio: durante tutto il corso del progetto è stata infatti pianificata e realizzata un’attività di ricerca e contatto con tutte le iniziative similari a livello nazionale con cui si sono attivati scambi di visibilità on line, connessioni e confronti. Tali connessioni hanno favorito non solo l’innalzamento della qualità dei servizi offerti, l’aggiornamento ed il radicamento del progetto, ma anche il numero delle donne utilizzatrici dei servizi. Le istituzioni e i servizi privati sono stati inoltre coinvolti attraverso la realizzazione di tre focus group con l'obiettivo di valorizzare e mettere in sinergia le iniziative realizzate e confrontarsi in merito alla tematica delle pari opportunità. I partecipanti ai tavoli di lavoro sono stati scelti in modo da rispettare un approccio multidisciplinare ai temi oggetto di discussione: sono stati infatti presenti rappresentanti di aziende, delle istituzioni, di enti di formazione e orientamento.
Erogazione dei servizi previsti: oltre 80 incontri di orientamento gratuiti
Nell’ambito di questa azione, realizzata da ACTL e Unioncasa, sono stati proposti alle donne 40 edizioni di incontri gratuiti di orientamento di gruppo (incontri di tecniche di ricerca del lavoro, servizi di accompagnamento al lavoro, autostima, bilancio di competenze, coaching, conciliazione vita lavorativa e famigliare) e 45 edizioni di incontri di coaching individuale che hanno coinvolto complessivamente 387 donne; alle aziende è stato offerto un servizio di consulenza on-line per ottimizzare la gestione delle risorse femminili.
Formazione operatori
L’azione, a cura di ACTL, ha avuto la finalità di mettere in grado gli operatori di erogare le attività e i servizi previsti dal progetto. L’attività di formazione ha visto il coinvolgimento di n. 12 operatori, di 2 docenti e 1 testimonial.
Monitoraggio e valutazione
L’attività, realizzata da Gender, ha garantito un’efficace implementazione del progetto, il raggiungimento degli obiettivi previsti, il miglioramento delle azioni intraprese, affiancando il management nella valutazione in itinere del processo. Il monitoraggio e la valutazione del progetto sono state effettuate attraverso l'elaborazione di indicatori di performance relativi alle singole azioni intraprese (Mappatura e Censimento, Allestimento del Portale, Formazione Operatori, Erogazione dei Servizi, Comunicazione e Networking), tra cui: la verifica del rispetto dei risultati e dei tempi; la qualità dei modelli e delle procedure; la valutazione degli operatori addetti all'erogazione dei servizi; la soddisfazione delle utenti; la numerosità e varietà degli altri soggetti erogatori di servizi di secondo livello coinvolti; ecc. La prospettiva valutativa adottata si è basata sul concetto di efficacia interna, ponendo a confronto in primo luogo le singole realizzazioni, ovvero i prodotti immediati del progetto, con gli obiettivi iniziali. Interlocutori diretti sono stati i membri dell’ATS e gli strumenti privilegiati in sede di valutazione sono stati i seguenti: analisi documentale trasversale a tutte le attività implementate, riunioni di coordinamento dell’intera partnership, contatti via mail e telefonici tra il capofila e i singoli partner referenti, interviste quanti-qualitative, focus group, Analisi Delphi per la verifica dell’ adeguatezza della strategia complessiva.
Flessibilità e quote rosa: le proposte del Network di Donne in Rete
Il Progetto Donne in Rete ha sviluppato azioni volte a creare un network stabile tra le istituzioni e servizi privati al fine di valorizzare e mettere in sinergia le iniziative realizzate da tali soggetti in ambito di pari opportunità e politiche di conciliazione. L’attività di networking ha portato alla creazione di una rete composta da 50 enti. Nell’ambito attività di networking sono stati realizzati tre focus group sulla tematica delle pari opportunità. I partecipanti ai tavoli di lavoro sono stati scelti in modo da rispettare un approccio multidisciplinare ai temi oggetto di discussione; sono stati coinvolti rappresentanti di aziende, di istituzioni e di enti di formazione e orientamento. Ogni tavolo di lavoro è stato impostato su una provocazione costruita al fine di dare spazio al dibattito tra i partecipanti, in particolar modo relativamente al tema “Donne, lavoro, flessibilità”. Dai tre focus group realizzati sono emersi spunti interessanti, riassumibili in due temi-chiave utilizzati per condurre il dibattito: flessibilità e quote rosa.
Flessibilità. E’ stato il tema centrale del dibattito che ha visto il consenso di tutti i partecipanti sul valore sociale della maternità e sul diritto per le donne di avere e mantenere un posto di lavoro che permetta loro di soddisfare la loro ambizione e la loro voglia di valorizzarsi non solo a livello familiare. E’ inoltre riconosciuto l’assoluto valore delle donne in termini di competenze ed abilità sul posto di lavoro. Il problema tuttavia si riscontra a livello pratico: esiste una reale difficoltà per le donne nel conciliare vita lavorativa e familiare, e questo accade principalmente per la percezione, derivata dall’educazione e dal retaggio socio culturale, da parte della donna stessa che considera come “naturale” il fatto di essere l’unica o comunque la principale responsabile della gestione familiare. La possibile soluzione prospettata è quella di procedere gradualmente ad un intervento educativo sia da parte delle Istituzioni che in ambito familiare in modo da arrivare a considerare la conciliazione tra vita familiare e lavorativa come problema che riguarda la famiglia nel suo insieme.
Quote Rosa. Argomento preso come spunto per individuare le criticità derivate dalla pianificazione di una politica a favore delle pari opportunità e la sua applicazione pratica. A questo proposito emerge dal dibattito un problema molto interessante: la discrepanza tra quantità e qualità nella distribuzione dei ruoli al governo. E’ infatti noto che l’imposizione legislativa di aumentare percentualmente la quantità di donne che rivestono ruoli istituzionali, pur perseguendo una concezione di pari opportunità, nella sua applicazione non raggiunge il risultato atteso. La regolamentazione alla base delle quote rosa non è infatti fondata sulla qualità del ruolo e ciò ha determinato una situazione nella quale sono aumentate le donne in ruoli istituzionali ma senza arrivare per questo ad occupare Ministeri importanti o ruoli chiave. La soluzione prospettata potrebbe riguardare una rivisitazione delle quote rosa che diminuisca la percentuale ma aumenti la qualità dei ruoli attribuiti alle donne. In base agli spunti emersi si è quindi cercato di individuare una possibile evoluzione delle Pari Opportunità in modo da ampliarne e razionalizzarne l’impatto sulla sfera sociale ed economica; un primo passo potrebbe essere costituito da una pianificazione da parte delle Istituzioni di Politiche per la Famiglia che affrontino i problemi sin ora trattati nell’ambito delle pari opportunità al fine di sensibilizzare la società nella sua globalità.
Ufficio Stampa Progetto Donne In Rete